17/ott/2010

Convegno neuroproloterapia

I giorni 8,9,10 ottobre ’10 si è svolto a Ferrara il 2° workshop internazionale di neuroproloterapia. L’interesse del convegno è testimoniato dal gran numero di paesi anche molto lontani da cui provenivano i delegati. I 27 medici iscritti infatti provenivano da Australia, Stati uniti, Messico, Nuova Zelanda, Corea, Spagna, Canada, Germania, India e Italia. Il relatore, Dr. John Lyftogt ha esposto i risultati delle sue ricerche ed ha insegnato agli iscritti il suo modo di trattare i pazienti.
La neuroproloterapia è un nuovo approccio terapeutico al dolore neuropatico cronico che finora aveva sempre avuto notevole difficoltà nella suo sollievo.
Il dolore neuropatico viene descritto come un dolore debilitante che rende i pazienti incapaci di camminare, lavorare, dormire e di godersi la vita. Le altre caratteristiche cliniche del dolore neuropatico sono l’iperaldesia, l’allodinia e la disestesia.
In buona sostanza il dolore neuropatico è la manifestazione principale dell’infiammazione neurogenica. Gli altri importanti segni di infiammazione neurogenica sono il rigonfiamento dei nervi e un certo grado di rossore e di riscaldamento locale.
L’infiammazione neurogenica è causata dallo svuotamento dei neuro peptidi accumulati nelle fibre C non mielinate e nelle fibre A delta mielinate in risposta ad un trauma neuronale. Inoltre circa il 60-70% di queste fibre sono in grado di accumulare neuro peptidi e sono pertanto denominate nervi sensitivi peptidergici .
La rallentata rigenerazione dei nervi sensitivi peptidergici provoca l’infiammazione neurogenica cronica e/o il dolore neuropatico.
Il Dr. John Lyftogt ha dimostrato che l’iniezione sottocutanea di glucosio a livello dell’uscita cutanea dei nervi sensitivi è in grado di provocare una rapida analgesia con riduzione della infiammazione neurogenica e miglioramento del dolore neuropatico.

Dr. Ridulfo Giuseppe

23/ago/2010

Lombalgia "intrattabile"

di M. Raiola

Sempre più spesso, nella pratica clinica quotidiana, ci troviamo al cospetto di pazienti che soffrono per un mal di schiena cronico, grave, resistente alle terapie più varie. “Le ho provate tutte”,“ma il dolore non mi dà pace”, sono le frasi ricorrenti.
Sembra proprio che il dolore sia diventato la vera malattia di questi sfortunati pazienti.
Escono da tunnel di farmaci e terapie più o meno aggressive, portano effetti collaterali più o meno seri, talora l’unico loro desiderio sembra essere il sogno di una notte riposata o una giornata libera dal dolore.
La patologie di cui sono affetti talora sono note: stenosi canale lombare, spondilolistesi, neuropatie primitive o secondarie ad interventi sulla colonna. Altre volte la lombalgia non ha una diagnosi sicura e ciò rende i pazienti ancora più sofferenti e depressi.
Cosa possiamo fare? Abbiamo a disposizione alcune opzioni terapeutiche, che possono anche in assenza di una chiara diagnosi, aiutare i paziente a raggiungere una vita “normale”.
Come primo approccio, in base alla semplicità (non alla efficacia), possiamo considerare i nuovi farmaci oppioidi (ossicodone e fentanyl) in combinazione con gli antinevralgici classici (amitriptilina, pregabalin) e gli adiuvanti (ac. lipoico, palmitoiletanolamide).La corretta e personalizzata combinazione di questi farmaci, può in molti casi dare un sollievo adeguato alle necessità del paziente.
La seconda opzione, più invasiva, ma notevolmente più efficace è la modulazione del dolore a livello spinale. Ciò è possibile tramite le tecniche di derivazione anestesiologica: subaracnoidea, e soprattutto peridurale. La “peridurale continua” è una tecnica antalgica che consente l’introduzione, tramite un microscopico cateterino inserito nel rachide, di varie sostanze analgesiche/antinfiammatorie a diretto contatto con le radici nervose interessate. Nel caso della stenosi canalare, si realizza una azione antinfiammatoria ed atrofica sui dischi e legamenti ipertrofici con un miglioramento della microcircolazione locale da simpaticolisi distrettuale.
Nel caso invece di lombalgie da esiti di interventi o da scivolamenti vertebrali (listesi), l’azione analgesica continua interrompe la cronica sofferenza interrompendo il circuito del dolore. I pazienti possono riprendere la loro vita ed anche praticare sport e fisioterapia di recupero.
Il costo di questi sistemi non è importante, mentre è discreto l’impegno per il medico ed i pazienti, poiché tutto funziona solo se l’impianto viene eseguito perfettamente, la manutenzione è adeguata ed il paziente attento alle istruzioni che gli vengono fornite.
Può sembrare complesso, ed in parte lo è, ma queste sono le uniche tecniche in grado di contrastare realmente le gravi sindromi algiche che sempre più frequentemente osserviamo.

19/mar/2010

Un caso clinico sulla proloterapia ( da un articolo di Ross Hauser)

ABSTRACT

Questo caso clinico valuta l'effetto dell'associazione tra la Proloterapia, la terapia manuale e gli esercizi pelvici e del tronco, in un regime di trattamento per pazienti con dolore pelvico e lombosacrale dove le precedenti terapie manuali e gli esercizi dassoli o in abbinamento avevano fallito Noi abbiamo ipotizzato che dalla combinazione di esercizi con la medicina manuale e con la proloterapia ci sarebbe stato un miglioramento molto più significativo che con un singolo intervento per migliorare la stabilità e ridurre il dolore nella colonna lombosacrale e nella pelvi Lo scopo del nostro studio era doppio:
1. Verificare se la sensibilità dei legamenti, di cui sopra, possa essere ridotta utilizzando la combinazione di Proloterapia,con esercizio terapeutico e terapia manuale. 2. Verificare se il nostro soggetto possa mostrare un miglioramento funzionale dopo il trattamento.
Progetto dello studio: studio di un caso singolo. Metodi: Un soggetto,maschio di 44 anni, con una storia di laminectomia L5-S1 e lassità legamentosa del bacino e dei legamenti sacrali, è stato valutato e trattato utilizzando Proloterapia e terapia manuale associata a esercizio terapeutico, effettuato per cinque giorni la settimana con particolare attenzione agli stabilizzatori della pelvi e del tronco.
Risultati: dopo i trattamenti, il paziente ha mostrato un miglioramento sulla sensibilità e rigidità dei legamenti, e una migliore stabilità articolare del bacino. Il miglioramento è stato anche valutato dalla sua capacità di lavoro, esercizio fisico e nello svolgere attività a casa con meno rigidità e dolore di quanto precedentemente osservato.
Conclusioni: I pazienti con lombosacralgia possono beneficiare di Proloterapia per aiutare a ridurre l’instabilità lombare in associazione a terapia manuale ed esercizi.
Introduzione E 'stato ipotizzato che l'80% degli americani sperimenti una lombalgia almeno una volta nella vita.
Secondo una stima il 40% di tutte le visite ai professionisti sanitari sono dovute al mal di schiena. Circa il 10-20% di questi casi diventa cronico, con conseguente dolore e disabilità a lungo termine, rendendo la lombalgia la causa del maggior numero di richieste di risarcimento dei lavoratori negli Stati Uniti e Canada. Tra i lavoratori dell'industria, l'incidenza è del 60% di tutte le domande di indennizzo.
Quando si parla di lombalgia cronica , uno dei problemi è quello di determinare l'origine del dolore, che in molti casi non è noto. L'origine della lombalgia cronica contribuisce a determinare o meno se il paziente ha bisogno di un approccio multii-disciplinare e se non vi siano alcuni importanti fattori psicologici che migliorano o peggiorano la situazione.
Sembra che ci sia un consenso crescente sul fatto che una componente significativa dei casi di lombalgia cronica sia un elemento di instabilità segmentale , come definito da Panjabi, intrinseca nel sistema di stabilizzazione della colonna vertebrale costituito da tre componenti interconnesse:
1. Il sistema di stabilizzazione passiva, composto da legamenti, dischi intervertebrali, e capsule articolari. 2. Il sistema miofasciale, composto da muscoli e fasce. 3. Il sistema di controllo motore di trasformazione, consistente nei sistemi nervoso centrale e periferico.
Un deficit dei sistemi di controllo motorio o miofasciale può causare danni al sistema di stabilizzazione passiva scarsamente controllato dai movimenti segmentali nella colonna vertebrale e nella pelvi.
Se i muscoli diventano deboli a causa di inibizione, i carichi saranno trasferiti al disco e alle strutture legamentose e questo può portare a debolezza , causando un’ interruzione del sostegno passivo.
Anatomia e funzione:
Il bacino è un anello osseo, composto da due ossa dell’anca( innominate), che sono costituiti dalla fusione dell’ileo, ischio e pube e dal sacro, che si trova al centro delle innominate posteriormente. Ci sono due articolazioni sacro-iliache (SI) e il sacro e le innominate sono unite posteriormente dalle articolazioni sinoviali sacro-iliache e anteriormente dalla sinfisi pubica, un’ articolazione fibrocartilaginea. Il bacino è una parte molto significativa del corpo che trasferisce i carichi tra il suolo e la colonna vertebrale, nonché il trasferimento dei carichi tra le estremità superiori e inferiori, attraverso la colonna vertebrale e la fascia toraco-lombare . La forma e l'orientamento delle superfici articolari è stata descritta da Vleeming et al., come fattori che contribuiscono per la relativa stabilità passiva di queste articolazioni, nota come "forma di chiusura."Forze normali applicate alle articolazioni SI possono migliorare la stabilità, soprannominata " forza di chiusura " di Vleeming et al, ma una scarsa stabilità nell’articolazione SI può portare a disfunzioni nella colonna lombare e nell'anca.

Ruolo del sistema legamentoso per quanto avviene nella lombalgia:
Uno dei principali stabilizzatori della parte bassa della schiena è il legamento ileo-lombare (IL), che unisce la colonna vertebrale lombare bassa all’ileo e al sacro. Il legamento resisterà al movimento di L4 e L5 sull’ ileo e sacro. IL legamento IL è stato descritto come uno dei legamenti più importanti per la stabilità della sacroiliaca. Resisterà anche al movimento anteriore dell’ileo su L5 e contribuirà anche a stabilizzare il livello segmentale di L5. Il legamento ileo-lombare è inoltre in grado di verificare la flessione laterale del lato controlaterale .Il legamento IL può anche contribuire a ridurre le sollecitazioni sui dischi lombari.
Il legamento sacro-iliaco(SI) posteriore congiunge la cresta sacrale inferiore con la SIPS e la cresta iliaca superiormente. Spinge il sacro in avanti e previene l’inclinazione indietro(contro nutazione) rispetto all’ileo. E’ coinvolto nel dolore SI e con i pazienti che lamentano dolore nella parte posteriore della pelvi.
Il legamento sacrospinoso (SS) è una struttura triangolare di tessuto che collega la spina ischiatica lateralmente, al sacro.
Il legamento SS separa anche la piccola e la grande tuberosità ischiatica e resiste alla rotazione anteriore del sacro sull’articolazione sacro-iliaca.

07/gen/2010

Proloterapia neurale

A cura dott. L. Bassani
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INTRODUZIONE
La classica proloterapia fu sviluppata nel 1940 da un traumatologo americano il Dr George Hackett. Lui usava iniezioni di Sylnasol, un agente sclerosante usato comunemente a quel tempo per la sclerosi delle vene, emorroidi ed ernie. Egli infiltrava i legamenti lassi e deboli col Sylnasol per renderli più forti. Hackett pensava che i legamenti deboli erano la causa della maggior parte dei dolori articolari e legamentari e che il loro rinforzo avrebbe risolto il dolore. Ebbe certamente molto successo e pubblicò 16 articoli e un libro. Hackett dichiarava una percentuale dell’80% di successo per il trattamento del rachide lombosacrale e di molte altre situazioni dolorose.Dopo che il Sylnasol fu tolto dal mercato nel 1950 furono usate molte altre soluzioni sclerosanti che sono tuttora in uso in USA e in moti altri paesi. Una delle soluzioni sviluppate fu il P2G che contiene glucosio, glicerina e acido fenico.Questa soluzione fu anche usata in Nuova Zelanda dal Dottor. Milne Ongley ma causò troppi effetti collaterali a tal punto da portare alla cancellazione del Dott. Ongley dall’albo dei medici nel 1974. Si evidenziò nel fenolo il responsabile di occasionali serie reazioni avverse.Altri medici in USA, Australia e altri posti continuarono a usare infiltrazioni di glucosio e non furono riportati altri effetti collaterali eccetto una temporanea e leggera irritazione.Un crescente numero di studi sulla proloterapia negli ultimi 40 anni hanno indicato da buoni a eccellenti risultati dal trattamento con le infiltrazioni di glucosio per condizioni dolorose interessanti le articolazioni, i legamenti e i tendini.Con l’avvento della medicina basata sull’evidenza negli ultimi 20 anni la richiesta di ricerca scientifica è divenuta molto impegnativa e finanziariamente molto al di la delle possibilità di molti ricercatori a meno che non supportata da grandi sovvenzioni dell’industria farmaceutica.Un risultato con un buon alto livello di evidenza (livello 1&2 in una scala di 5) nella ricerca sulla proloterapia è stato quasi impossibile da raggiungere, ma tre ricercatori, il Professor Michael Yelland dall’Australia il Professors David Rabago e il Prof. Dean Reeves dagli USA hanno migliorato il trend con eccellenti studi pubblicati recentemente.Il Dottor John Lyftogt ha pubblicato quattro studi nella rivista australiana di medicina muscoloscheletrica fino al 2005 ed è coautore di un trial randomizzato livello 2 pubblicato nel British Journal of Sports Medicine nel giugno 2009
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PROLOTERAPIA SUPERFICIALE
Il Dr John Lyftog è stato medico di base sin dal 1978 ed era il partner senior nel Centro Medico Parkland. Ha avuto un training intensivo dopo la laurea e pratica in medicina dello sport e muscoloscheletrica. Ha iniziato la pratica della proloterapia dopo aver completato un corso di proloterapia col Dottor. Margaret Taylor in Adelaide nel 2003. E’ stato un proloterapeuta a tempo pieno sin dal 2004.Le iniziali ricerche del Dr Lyftogts si sono concentrate sul trattamento dei problemi relativi al tendine d’Achille di cui ne ha trattati più di 300 con un successo maggiore del 90%. Ha pubblicato quattro articoli sui tendini d’Achille. La tecnica sviluppata per il trattamento del tendine di Achille differisce dalla proloterapia classica. In questa tecnica infatti le infiltrazioni sono eseguite sottocutanee mentre si fa grande attenzione a evitare contatti con le strutture tendinee. Questo protocollo di ‘neural proloterapia’ o ‘proloterapia sottocutanea’ fu esteso con successo al trattamento del tennis elbow’, ginocchia dolorose, spalle, collo, anche, caviglie,lesioni ai muscoli e lombosacrale. I risultati sono consistenti e in un follow up di due anni gli studi hanno mostrato una percentuale di successo tra 80-100%. Il trattamento è anche meno invasivo rispetto alla proloterapia classica.Poichè la neural proloterapia non mira ai tendini, legamenti o articolazioni la questione che si pone è cosa causi questo, talora, importante decremento del livello del dolore anche solo dopo pochi trattamenti. Un’ipotesi di lavoro sviluppata ipotizza che il glucosio favorisca la riparazione del tessuto connettivo nei tronchi nervosi sotto la pelle nello stesso modo come si ripara il tessuto connettivo nei legamenti e tendini con la proloterapia classica. Questi nervi cutanei sono noti per essere responsabili delle condizioni dolorose identificate come ‘nevralgie’ o ‘dolore neuropatico periferico’. I tronchi nervosi della pelle sono costituiti per l’ 80% da tessuto connettivo e sono strutturalmente simili ai tendini e legamenti.Esiste ora anche una stringente evidenza scientifica che nervi molto piccoli che innervano il tronco, noti come ‘nervi nervorum’, sono responsabili dell’infiammazione del tessuto connettivo del tronco nervoso e dei tessuti circostanti. Questo fatto interessante e sorprendente è noto da più di 125 anni. E’ anche noto che questa ‘infiammazione neurogena’ differisce dalla convenzionale infiammazione perché non risponde agli antinfiammatori o alle infiltrazioni di cortisone. Questa è una delle ragioni per cui le comuni droghe usate si dimostrano inefficaci in molte condizioni dolorose in abbinamento alla crescente consapevolezza che non sono senza effetti collaterali.E’ chiaro dalle osservazioni cliniche su più di tremila pazienti e dalla grande serie di casi che la neural proloterapia in effetti inverte’l’infiammazione neurogena’ e risolve il dolore neurogeno. Questo risultato apre la via all’esplorazione di altre sostanze che possano avere il potenziale di invertire l’ ’infiammazione neurogena’ simili al al glucosio ma senza che si debba infiltrarlo. Una di queste sostanze è già stata identificata nella vitamina D sottoforma di compresse e crema dermica. Il Dr John Lyftogt sta studiando altri farmaci promettenti e sta provando queste ‘cure potenziali’ per debellare dolore e lesioni.

22/dic/2009

Proloterapia per il ginocchio

Dr. O. Sanwald

Le instabilità del ginocchio possono avere delle cause patogenetiche diverse. Queste cause si basano spesso su traumi acuti. Nella maggior parte dei casi una instabilità si sviluppa nel corso di un processo degenerativo rapidamente progrediente (fase 2 del sviluppo di un'instabilità). In questa fase la degenerazione cartilaginea è più veloce della ricompensazione ligamentosa. All'inizio c'è spesso un microtrauma o carichi eccessivi, dismetrie degli arti, lesioni meniscali o artropatie infiammatorie, con la conseguenza di una ipermobilità a sua volta responsabile di un'ulteriore consumo della cartilagine articolare. Se questi processi si svolgono dinamicamente si avranno delle tumefazioni delle strutture articolari con versamenti e dolori. Il gonfiore articolare peggiora ulteriormente la funzionalità ligamentosa. A lungo termine l'articolazione subisce delle modificazioni fibrotiche con conseguente limitazione della articolarità.L'indicazione principale della Proloterapia per il ginocchio è l'instabilità post-traumatica. La maggior parte degli studi clinici confermano buoni risultati per trattamenti a partire dalla sesta settimana dopo il trauma. Diversi centri riferiscono però una guarigione più veloce se il trattamento comincia già nella prima settimana.Le gonartrosi fino allo stadio III rispondono bene alla Proloterapia. La probabilità di un miglioramento significativo è del 85%.Nelle gonartrosi gravi (stadio IV), operate di artroprotesi, la proloterapia torna terapia di prima scelta per trattare dolori extraarticolari rimasti o successivamente insorti dopo l'intervento chirurgico.

26/ott/2009

Come ottimizzare la proloterapia

a cura di dott. Luciano Bassani
1. RICEVERE LA PROLOTERAPIA NELLA GIUSTA QUANTITA’, SOLUZIONE E TEMPO POTRANNO DARE I MIGLIORI RISULTATI! Per curare in modo efficace molti dolori cronici,la proloterapia necessita in media da tre a sei trattamenti. Mentre alcune persone ricevono interessanti risultati dopo un trattamento, non per tutti i pazienti accade lo stesso. Un dolore cronico o un danno eccessivo dell’ articolazione affetta può richiedere più visite. Ho constatato che attorno al 10% dei pazienti trattati con proloterapia terminano i trattamenti dopo la prima visita perché pensano che abbia fallito ì Se avete scelto la proloterapia come trattamento di scelta per il dolore cronico, datele l’opportunità di lavorare e questo avviene almeno in tre sedute. La tipica reazione infiammatoria con la proloterapia in genere segue una serie di fasi che avvengono in vari mesi. La prima fase è quella infiammatoria che dura circa una settimana, la seconda è quella proliferativa (da cui la parola “Prolo” che sta per proiliferare) che dura 6 settimane. L’ultima fase è quella di rimodellamento che può richiedere anche 18 mesi. Riguardo alla proloterapia , è importante eseguire il trattamento per almeno 6 settimane per massimizzare l’effetto infiammatorio e la fase proliferativa di guarigione. Abbiamo stabilito di trattare le persone ogni sei settimane per questa ragione. Quando una persona viene trattata più spesso ( cosa che raccomandiamo in caso di traumi severi o per chi è trattato nella stagione atletica) massimizziamo la fase infiammatoria e una parte della fase proliferativa, facendo un trattamento ogni una o due settimane. Questo velocizza la guarigione , ma fa perdere una parte della fase proliferativa della guarigione. Per l’atleta nella stagione agonistica , non abbiamo scelta che usare una soluzione molto forte ( provoca maggiore infiammazione in modo di accelerare la fase infiammatoria e proliferativa. 2. LA PROLOTERAPIA VA ESEGUITA DA UN ESPERTO PROLOTERAPEUTAUn bravo proloterapeuta deve conoscere bene l’anatomia e la semeiotica ortopedica.Prima di infiltrare è importante eseguire un buon esame clinico per evidenziare la o le strutture lesionate.Una volta identificato il problema va delimitata la zona da trattare direttamente sul paziente.3. PROTERAPIA E POSTURASpesso in pazienti sofferenti in varie zone del corpo e da lunga data è consigliabile eseguire un buon esame del sistema tonico-posturale e una sua correzione, se necessaria. Successivamente si può iniziare un trattamento proloterapico. 4. OTTENERE UN BUON SONNO Senza un sonno profondo si perde la capacità di riparare le articolazioni danneggiate perché è nella fase di sonno che il nostro organismo secerne l’ormone della crescita che aiuta la riparazione del tessuto connettivo. Spesso può essere utile, per migliorare la qualità del sonno, instaurare un trattamento di neuroauricoloterapia associato a integratori e erbe( passiflora, valeriana, escoholtzia californica, melatonina).5. LA PROLOTERAPIA LAVORA CON L’INFIAMMAZIONE, NON INTERROMPETELAQuesto significa che bisogna evitare ogni antinfiammatorio che inibisce il sistema immune e e l’infiammazione. Il paracetamolo, il tramadolo o altri analgesici maggiori sono consentiti. Essi aiutano a ridurre il dolore ma non inibiscono la risposta infiammatoria. Integratori, enzimi e vitamine sono molto utili. 6. GINNASTICA POSTURALE La ginnastica posturale è molto utile (Daedalus).E’ meglio evitare esercizi pesanti di stretching o joga che potrebbero peggiorare i legamenti.Il nuoto può essere di grande utilità se praticato con la supervisione di un tecnico.Certi esercizi ( quelli che evitano un forte impatto sui legamenti appena trattati) sono indicati dopo la proloterapia. Questi devono tonificare i muscoli senza stirare i legamenti. 7. EVITARE TRATTAMENTI CHIROPRATICI O MANIPOLATIVI DOPO UN TRATTAMENTO PROLOTERAPICONon lavorate con manipolazioni su aree trattate con proloterapia, perché potete stirare e/ o danneggiare i legamenti che la proloterapia sta cercando di rigenerare. 8. MANGIARE BENEPer le persone che vogliono massimizzare la guarigione dopo proloterapia, è importante osservare una dieta corretta.La persona che mangia molto zucchero durante la giornata si porta in uno stato di immunosoppressione. Il sistema immune è quello che fa proliferare il tessuto dopo la proloterapia . Quindi smettere di mangiare zucchero e cibo spazzatura e mangiare in modo più sano. Fa tutto parte del programma.necessitate di mattoni per costruire il nuoco tessuto.Molto importante per una corretta dieta esaminare le eventuali intolleranze a certi cibi ed eliminarli! 9. PENSIERO POSITIVO E PAZIENZA La proloterapia è una terapia ricostruttiva non chirurgica che se ben praticata dal medico e ben seguita dal paziente può dare dei risultati incredibili e talora insperati. Le persone che soffrono hanno bisogno e di avere il corpo più forte e più sano. E’ necessario per questo avere una mente orientata alla guarigione. In altre parole una persona che è positiva riguardo a star meglio guarirà più in fretta di una persona che non crede nella terapia ed è sempre negativa . In un era multimediale dove ogni notizia o avvenimento avviene in tempo reale è necessario però fermarsi un attimo e pensare che il corpo umano è lo stesso di tremila anni fa e che i tempi biologici di guarigione non si sono accorciati e che quindi le terapie efficaci devono seguire un iter fisiologico che richiede tempo. Se ci si ricorda di questo i risultati arriveranno, diversamente si continueranno a vedere danni provocati da terapie affrettate o invasive che alla lunga non portano alla guarigione ma più facilmente alla cronicità se non in qualche caso all’invalidità.
Da un articolo di Ross Hauser liberamente modificato.

04/ott/2009

La proloterapia può evitare la protesi di anca! Provate a leggere l'articolo seguente:

Studio retrospettivo sull'uso della proloterapia per il dolore cronico dell'anca.

Riassunto da Journal of Prolotherpy, 2009; 2

E' stato fatto uno studio su 61 pazienti per un totale di 94 anche (alcuni pazienti sono stati trattati bilateralmente) trattate una volta al mese con proloterapia. Alcuni pazienti avrebbero povuto essere operati, altri no.
I pazienti sono stati sottoposti a un questionario 19 mesi dopo l'ultimo trattamento con proloterapia con domande riguardanti la qualità della loro vita, il dolore e la mobilità prima e dopo il trattamento.

Risultati: In questi pazienti il livello del dolore è passato da 7.0 a 2.4 dopo la proloterapia; 84% hanno riscontrato un un miglioramento della deambulazione e della capacità di muoversi, 54% ha smesso di prendere terapia antidolorifica. Dal puunto di vista dell'analisi statistica il calo del dolore ha raggiunto una rilevanza statistica con p<.0001 per le 94 anche. Conclusione: In questo studio retroospettivo si è dimostrato che i pazienti sofferenti di artrosi d'anca hanno avuto un miglioramento del loro dolore, della rigidità, della mobilità articolarte e della qualità della loro vita a una distanza di 19 mesi dall'ultimo trattamento.